

Venticinque.

Sviluppo economico.
ed espansione coloniale.


91. Il boom degli anni 1850-1873.

Da: E. J. Hobsbawm, Il trionfo della borghesia, 1848-1875,
Laterza, Bari, 1979.

Messosi alle spalle il 1848, ultima rivoluzione generale in
Occidente, ed anche ultima crisi economica tradizionale,
innescata dalla carestia, la borghesia europea realizz fra il
1850 e il 1873 uno sviluppo produttivo, finanziario e commerciale
senza precedenti, che mut sia gli orizzonti economici che quelli
politici. Come afferma lo storico inglese Eric John Hobsbawm,
questo inusitato boom diede ai governi scossi dalla rivoluzione
una inestimabile pausa di respiro, e per converso mand in fumo le
speranze dei rivoluzionari. Infatti le soluzioni politiche di
stampo liberale presero nuovo impulso da un tale successo
economico borghese, emarginando e spiazzando le posizioni pi
radicali e rivoluzionarie.


Pochi osservatori, nel 1849, avrebbero presagito che il 1848
sarebbe stato l'ultima rivoluzione generale in Occidente. Nella
maggioranza dei paesi sviluppati, le rivendicazioni politiche, del
liberalismo, del radical-democratismo e del nazionalismo, bench
non la repubblica sociale, dovevano realizzarsi gradualmente nel
settantennio successivo senza radicali sconvolgimenti interni, e
la struttura sociale della parte avanzata del continente doveva
mostrarsi in grado di resistere ai colpi catastrofici del secolo
ventesimo, almeno fino ai giorni nostri (1974). La causa
principale di ci risiede nella straordinaria trasformazione e
crescita economica negli anni fra il 1848 e i primi del decennio
1870-1880. [...].
Quest'epoca di sviluppo economico senza precedenti si apr con un
boom tanto pi spettacoloso, in quanto gli eventi del 1848
l'avevano, per cos dire, temporaneamente strozzato. Le
rivoluzioni erano state precipitate dall'ultima e forse pi grave
crisi economica del vecchio tipo, cio appartenente ad un mondo
che dipendeva ancora dalle fortune del raccolto e delle stagioni.
Il nuovo mondo del ciclo industriale, in cui finora soltanto i
socialisti vedevano il ritmo e il modus operandi essenziali
dell'economia capitalistica, aveva un suo specifico quadro di
fluttuazioni economiche, e presentava difficolt secolari sue
proprie. Tuttavia, alla met degli anni Quaranta, l'era incerta e
cupa dello sviluppo capitalistico sembrava ormai volgere alla
fine; stava cominciando il grande balzo avanti. Il 1847-1848 vide
una depressione gi di per s grave e probabilmente inasprita
dalla coincidenza di difficolt del vecchio tipo. Ma, da un punto
di vista puramente capitalistico, essa non fu che una caduta
piuttosto brusca in quella che era sembrata una curva
eccezionalmente favorevole della produzione e degli scambi. James
Rothschild [esponente inglese della nota dinastia tedesca di
banchieri], che guardava con notevole compiacimento alla
situazione economica dei primi del 1848, era un uomo d'affari
posato, bench profeta politico modesto. Il peggio del panico
sembrava superato e le prospettive a lungo termine erano rosee.
Eppure, sebbene la produzione industriale si riprendesse con
rapidit sufficiente anche dalla virtuale paralisi dei mesi
rivoluzionari, l'atmosfera generale restava incerta. In realt non
si pu far datare da prima del 1850 l'inizio del grande boom
mondiale.
Quanto segu fu cos straordinario, che gli uomini si trovarono a
corto di termini di confronto. [...].
Ci che rendeva cos soddisfacente il boom per gli uomini assetati
di profitti era la combinazione di un capitale a buon mercato e di
una rapida ascesa dei prezzi. [...]I profitti che ai produttori,
ai mercanti e soprattutto ai fondatori di societ di commercio
sembrava di potersi aspettare erano perci quasi irresistibili. Ad
un certo punto di questo periodo straordinario, il saggio di
profitto sul capitale versato del Crdit Mobilier di Parigi, la
compagnia finanziaria che in quello stesso arco di tempo fu il
simbolo dell'espansione capitalistica, tocc il 50%. E gli uomini
d'affari non furono i soli a trarne vantaggio. Come si  gi
notato, l'occupazione cresceva a grandi sbalzi, sia in Europa, sia
oltre oceano, dove uomini e donne emigravano adesso in numero
crescente. Sulla disoccupazione reale non si sa quasi nulla, ma
nella stessa Europa una testimonianza  decisiva: il forte aumento
dei prezzi del grano (l'elemento-base del costo della vita) fra il
1853 e il 1855 non scaten disordini per fame, se non in regioni
arretrate come l'Italia del Nord (Piemonte) o la Spagna, dove 
probabile che abbia contribuito alla rivoluzione del 1854. L'alta
occupazione e la prontezza a concedere, se necessario, aumenti
salariali temporanei, smussavano le punte del malcontento
popolare. Ma, per i capitalisti, la forza-lavoro sempre pi
abbondante era relativamente a buon mercato.
Le conseguenze politiche del boom furono vaste e sensibili. Esso
diede ai governi scossi dalla rivoluzione una inestimabile pausa
di respiro, e per converso mand in fumo le speranze dei
rivoluzionari. Insomma, la politica cadde in uno stato di
ibernazione. In Inghilterra, il cartismo si estinse, e il fatto
che la sua morte si prolungasse pi di quanto gli storici non
supponessero non la rese meno definitiva. Lo stesso Ernest Jones
(1819-1869), il suo leader pi tenace e battagliero, rinunzi nei
tardi anni Cinquanta al tentativo di richiamare in vita un
movimento indipendente della classe operaia e, come quasi tutti i
vecchi cartisti, si schier con coloro che si sforzavano di
organizzare gli operai come gruppo di pressione sull'ala sinistra
radicale del liberalismo. La riforma parlamentare cess per
qualche tempo di preoccupare gli uomini politici inglesi,
lasciandoli liberi di danzare in Parlamento i loro complicati
balletti. Anche i radicali borghesi, Cobden e Bright, ottenuta
l'abolizione delle Leggi sul Grano nel 1846, si ridussero ad una
frangia minoritaria ed isolata della vita politica.
Per le monarchie restaurate del continente europeo, e per quel
figlio non voluto della rivoluzione francese [del 1848] che era il
Secondo Impero di Napoleone terzo, la pausa di respiro fu ancora
pi preziosa. A Napoleone, essa diede le maggioranze elettorali
ragionevolmente genuine e sostanziose che colorirono la sua
pretesa d'essere un imperatore democratico. Ai vecchi monarchi e
prncipi minori, diede il tempo di risollevarsi sul piano
politico, la legittimazione della stabilit e della prosperit
interne (ora politicamente pi importante della legittimit delle
loro dinastie), e fonti di entrata senza l'obbligo di consultare
assemblee rappresentative ed altri inciampi, mentre lasciava i
loro profughi politici a mordersi le mani e ad attaccarsi l'un
l'altro in un esilio impotente. Deboli negli affari
internazionali, i monarchi e prncipi europei ne uscivano, almeno
per ora, internamente forti. Perfino l'impero asburgico,
restaurato solo nel 1849 grazie all'intervento armato zarista, era
adesso in grado, per la prima ed unica volta nella sua storia, di
amministrare tutte le sue terre - compresi i recalcitranti
ungheresi - nella veste di un assolutismo burocratico
centralizzato e totalitario.
Questo periodo di calma ebbe fine con la depressione del 1857. Dal
punto di vista economico, essa non fu che una parentesi nell'et
dell'oro dell'espansione capitalistica, che infatti riprese su
scala maggiore negli anni Sessanta e giunse allo zenit nel boom
del 1871-1873 [dopo il 1873 cominci un periodo di depressione che
dur oltre vent'anni]. Dal punto di vista politico, trasform la
situazione. Certo, essa deluse le speranze dei rivoluzionari che
se ne erano attesi l'avvento di un altro 1848, bench
riconoscessero che per la lunga prosperit le masse debbono
essere cadute in profondo letargo. Ma la vita politica si
rianim. In breve arco di tempo, tutte le vecchie questioni di
politica liberale - unificazione nazionale italiana e tedesca,
riforma costituzionale, libert civili, e via dicendo - tornarono
sul tappeto. Mentre l'espansione economica del 1851-1857 si era
compiuta in una specie di vuoto politico, prolungando la sconfitta
e la spossatezza del 1848-1849, dopo il 1859 essa coincise con una
sempre pi intensa attivit politica. D'altro lato, bench
interrotto da diversi fattori esterni, come la guerra civile
americana del 1861-1865, il decennio 1860-1870 fu, dal punto di
vista economico, relativamente stabile, e la successiva recessione
da ciclo industriale (verificatasi,    a seconda dei gusti e delle
regioni, fra il 1866 e il 1868) non fu n concentrata, n globale,
n drammatica, come quella del 1857-1858. Insomma, la politica si
ravviv in un periodo di espansione; ma non fu pi la politica
della rivoluzione.
